Valori e parametri dell’acqua

Nell’articolo chimica dell’acqua si è fatto un breve accenno alla composizione chimica dell’ H2O ed al suo valore principale, ovvero il PH. Ci sono, tuttavia, altri valori e parametri dell’acqua da prendere in considerazione quando si vuole mantenere in salute le specie di pesci e di piante presenti in acquario.

Il KH, chiamato anche durezza carbonatica o temporanea dell’acqua, agisce da tampone nei confronti del PH, opponendosi alla sua variazione. I valori ottimali del KH per l’acquario tropicale di acqua dolce sono compresi tra 3 (in nessun caso inferiore) /4 /5 (per una fertilizzazione ottimale con CO2 ) e 10. Nell’acqua marina, invece, per mantenere la capacità di tamponamento, la durezza carbonatica dev’essere di circa 7- 13 °dKH. Solitamente in acquario si fa riferimento al grado tedesco (°d), ma esiste anche il grado inglese (°e) e francese (°f).

I sali responsabili della durezza carbonatica o temporanea sono principalmente i carbonati (-CO32-), i bicarbonati (-HCO3) e i cloruri (-Cl) di calcio e magnesio. I primi tendono ad evaporare con l’ebollizione, mentre gli ultimi tendono a permanere, andando così a costituire la durezza permanente. Il KH è prevalentemente formato da carbonati e bicarbonati (anioni, quindi ioni negativi). La somma della durezza temporanea e di quella permanente andrà a costituire il valore della durezza totale (°dGH).

Il potere tampone è strettamente collegato alla durezza dell’acqua. L’acqua dura con alcalinità maggiore è meglio tamponata rispetto a quella tenera, poiché presenta una concentrazione maggiore di minerali di calcio in primis e di magnesio. Tale potere tampone si può mantenere costante con regolari cambi d’acqua. Un’acqua con bassi valori di KH (come quella osmotica) avrà uno scarso effetto tampone sul PH dell’acqua che, inevitabilmente, tenderà ad oscillare, a seconda del rapporto tra ossigeno (O)/anidride carbonica (CO2). Il PH diverrà alcalino con una maggiore attivazione del depuratore ed una corrispondente ossigenazione, mentre tenderà a scendere verso valori più acidi con stagnazione ed immissione di CO2. Il potere alcalinizzante del KH contrasta un improvviso abbassamento del PH che, proprio perché repentino ed improvviso, può provocare danni in misura maggiore ai pesci e, secondariamente, anche alle piante.

Normalmente, infatti, la durezza totale è superiore di due o tre volte quella temporanea; tuttavia, se il KH dovesse risultare superiore rispetto al GH, la durezza permanente sarebbe assente.

Nell’acquario di acqua salata, quindi, è utile movimentare il flusso d’acqua affinché una cospicua parte di anidride carbonica si disperda, garantendo un PH stabile. La CO2, infatti, in acqua si trasforma in acido carbonico che, come abbiamo già visto, tende ad acidificare il PH.

Nell’acquario di acqua dolce con una discreta quantità di vegetazione, invece, abbiamo la situazione inversa. Il flusso d’acqua non dovrebbe movimentare eccessivamente l’acqua per non far disperdere l’anidride carbonica, utile alla fotosintesi clorofilliana delle piante. In acquari di acqua dolce con molta vegetazione (per esempio negli acquari di tipo olandese) sarà, inoltre, opportuno incrementare la quantità di CO2 con appositi distributori.

L’ammoniaca, il principale composto del metabolismo animale, è estremamente tossica già a basse concentrazioni, pertanto la sua presenza deve risultare nulla. Le proteine dei mangimi vengono trasformate in ammoniaca dai batteri decompositori. Tale sostanza tossica, legandosi agli ioni idrogeno (H+) diventa ammonio: maggiore è la concentrazione degli ioni idrogeno (quindi minore è il PH) maggiore sarà la percentuale di ammoniaca trasformata in ammonio (meno tossico dell’ammoniaca). L’ammonio, bisogna ricordare, è il composto prediletto di alcune specie di piante per l’acquisizione di azoto (importante macronutriente), utile per sintetizzare le proteine. L’ammonio in acqua acida e povera di sali risulta meno tossica, mentre in acquari con acqua dura e basica (con PH maggiore di 7) viene convertita in ammoniaca, estremamente pericolosa.

Se il filtro (in particolare quello biologico) ed il fondo sono sufficientemente maturi da ospitare la popolazione di batteri aerobi (Nitrosomonas), l’ammoniaca viene ossidata in nitriti. Essi appartengono al penultimo stadio del ciclo dell’azoto e sono altrettanto nocivi sia per i pesci che per le piante. Non devono superare lo 0,05 mg/l, poiché impediscono all’ossigeno di essere veicolato dall’emoglobina, portando dunque i pesci alla morte per asfissia, anche in presenza di acqua fortemente ossigenata.

Durante l’ultimo stadio della catena di decomposizione aerobica del ciclo dell’azoto, i nitriti vengono ossidati in nitrati da un gruppo di batteri chiamati Nitrobacter. Per diventare tossici i nitrati devono raggiungere concentrazioni ben maggiori rispetto all’ammoniaca ed ai nitriti. Se queste concentrazioni vengono protratte per lungo tempo possono provocare il mancato accrescimento (nanismo) dei pesci, sino alla morte improvvisa.

Come fonte azotata i nitrati vengono prelevati dalle piante per sintetizzare le proteine e quindi usati come fonte di nutrimento; tuttavia tale prelievo comporta un dispendio energetico maggiore rispetto a quello richiesto per l’utilizzo dell’ammonio. Se la quantità di nitrati risulta essere troppo elevata, oltre a compromettere la salute dei pesci, porta all’insorgenza di un eccessivo sviluppo algale. Se non si vuole ricorre all’utilizzo dei prodotti chimici, il metodo più pratico, per far diminuire la quantità di nitrati presenti in acquario, risulta essere quello dei cambi d’acqua costanti e regolari del 10-20% ogni settimana.

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Alghe verdi
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Alghe brune

Per eliminare questi indesiderati ospiti bisogna ricorrere a delle resine a scambio ionico da mettere dentro il filtro oppure, come sempre, a copiosi cambi d’acqua costanti e ripetuti. Quando si parla di alghe, l’importante è non demordere!

Il ferro è presente in acqua in due distinte forme: bivalente (Fe++) e trivalente (Fe+++). La prima forma è solubile in acqua, mentre la seconda si lega ad altri composti, formando così gli ossidi ferrosi dal classico colore rossastro.

Per le piante è un micronutriente utilizzato per la respirazione, la produzione di enzimi e la sintesi della clorofilla. Tale metallo viene assorbito sia attraverso le foglie sia attraverso le radici. Per le piante è più utile in forma bivalente, mentre in presenza di ossigeno, il ferro si converte in trivalente, più difficile da assimilare. Per contrastare tale conversione, sono stati inventati dei chelanti, come il ferro chelato, che lentamente rilascia Fe++ (FeEDTA). In questo modo, i chelanti non permettono che il ferro possa legarsi con altri metalli, formando per ossidazione molecole più grosse.

Foglia di una pianta che manifesta avvelenamento o carenza di ferro

Il rame (Cu++) lo zinco (Zn) sono presenti in tracce (0,05 mg/litro) nell’acqua potabile, ceduti dalle condutture, ma in un acquario possono risultare tossici per i batteri “buoni” del filtro biologico. Sempre in acquario, lo 0,1 mg/litro è già dannoso per le piante e per i pesci. Si possono eliminare dall’acqua, effettuando cambi d’acqua parziali e utilizzando delle apposite resine nel filtro.

Per la vita vegetale, essi rappresentano dei micronutrienti, utili agli enzimi per la respirazione cellulare e la produzione della clorofilla. Il rame, se è presente in eccesso, tende a macchiare le foglie di marrone ed a sfaldare i tessuti delle piante.

Tra i valori ed i parametri dell’acqua, la temperatura influenza qualsiasi reazione chimica, organica ed inorganica. E’ un parametro fisico che agisce sulla respirazione, sulla digestione e sull’assorbimento dell’ossigeno da parte dei globuli rossi e, in generale, sul metabolismo dei pesci, delle piante, delle alghe e degli invertebrati.

La conduttività (EC, ovvero Electrical Conductivity) misura con degli appositi dispositivi elettronici che utilizzano come unità di misura il microsiemens per centimetro (µS/cm). Per un acquario tropicale di acqua dolce, i valori ed i parametri ottimali dell’acqua si aggirano intorno ai 300-400 µS/cm. Più aumenta la temperatura dell’acqua, più aumenta la conduttività; quest’ultima infine è strettamente correlata alla durezza totale.

Come abbiamo visto in precedenza, la durezza totale rappresenta la quantità totale dei carbonati, dei bicarbonati e dei cloruri che, scindendosi, vanno a formare ioni positivi e negativi, ottimi veicoli della conduttività elettrica. La relazione tra conduttività, durezza totale e tensione superficiale è direttamente proporzionale. Se sono presenti molte sostanze polari, ovvero se la conduttività è elevata, gli ioni positivi e negativi formeranno una fitta rete sulla superficie dell’acqua, penetrabile solo dagli oggetti più pesanti. Questa tensione superficiale influenza la vita degli organismi vegetali ed animali (compresa la riproduzione delle specie ovipare).

Conduttività, tensione superficiale e pressione osmotica sono strettamente collegate. Più la conduttività è elevata, più la tensione superficiale aumenta e, con essa, anche la pressione osmotica. Se la conduttività è troppo alta, l’uovo deposto dal pesce può perdere acqua sino a raggrinzirsi, ma se è troppo bassa, l’uovo può gonfiarsi ed esplodere. Per misurare la conduttività nell’acquario tropicale di acqua dolce esiste un misuratore elettronico specifico.

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